martedì 25 ottobre 2016

Intervista a Vincenzo Circosta (Destra Sociale).

Gianni Spina (Agenzia Stampa Italia inForma) 
intervista Vincenzo Circosta (Destra Sociale)

Milano, 21 ottobre 2016

Intervistiamo Vincenzo Circosta,  32 anni, imprenditore nel settore della sicurezza  privata , sposato con una figlia di un anno, omone grande grosso (con il quale meglio non litigare) ma estremamente cordiale e gentile, orgogliosamente italiano dal forte accento calabrese, grande passione per i motori, il calcio e la cucina italiana, già dirigente della Fiamma Tricolore, ora fra i più attivi responsabili milanesi della Destra Sociale di Luca Romangoli, movimento politico fortemente identitario, autonomo ma alleato e collegato a Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni, anche se in buoni rapporti anche con la Lega Nord di Matteo Salvini ed i gruppi della destra extraparlamentare.

Quali sono i suoi libri, canzoni e film preferiti?
Con grande rammarico devo dirle che non ho molto tempo per la lettura, tra lavoro e politica mi rimane poco tempo il quale lo dedico alla famiglia chiaramente. Mi piacciono comunque molto i testi storici, sopratutto quelli che narrano 800 e 900. La musica ascolto un po di tutto tranne rock e metal. Prediligo comunque gli artisti italiani, la musica dance paradossalmente mi rilassa e perciò la ascolto di frequente. Amo il cinema, in particolare i film storici, di guerra e azione. Anche qualche commedia non mi dispiace.

Cosa spinge un giovane, oggi, ad occuparsi di politica?
Secondo me oggi un giovane che scende in politica lo fa spinto dal forte desiderio di contribuire a cambiare le cose in meglio,  viviamo in un paese che per certi versi non è più il bel paese , troppe sono le problematiche di natura sociale sopratutto,  la disoccupazione in primis . Un giovane si mette in gioco nella speranza  di costruire qualcosa di concreto  anche per le generazioni che verranno. Noi giovani stiamo pagando le conseguenze delle scellerate politiche della prima Repubblica, ora ci tocca risolvere i problemi che abbiamo ereditato dal passato e pensare contemporaneamente al futuro.

Vincenzo Circosta con il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini e Roberto Sforni
Cosa ne pensa dell'immigrazione e della Unione Europea?
L'immigrazione è sicuramente un fenomeno  che va adeguatamente controllato  e regolato. Nulla ho contro tutti quegli immigrati che nel nostro paese lavorano onestamente , pagano le tasse e sono perfettamente integrati .  Trovo sbagliato invece accogliere come ora si sta facendo e sopratutto non dimentichiamo che più dell' 80 %  dei richiedenti asilo alla fine risultano essere clandestini perché le domande vengono respinte . Questo fenomeno ormai è un business per la sinistra e le sue amiche cooperative  che lucrano sul traffico umano e  poi se mi consente,  io negli hotel ci vorrei mettere le famiglie italiane bisognose,  con disabili a carico magari che dormono in auto perché hanno perso tutto. Prima gli italiani insomma! L'Europa?  Le rispondo brevemente,  questa europa non mi piace. Vorrei vedere realmente un ' europa dei popoli  e non un' Europa delle banche,  dei poteri forti e dei burocrati. La nostra sovranità sarà sempre più compromessa  se continueremo a subire le vessazioni ed i diktat di Bruxelles  .


Perché ha scelto di impegnarsi con la Destra Sociale?
Ho scelto destra sociale perché rappresenta e rispecchia i miei ideali . La politica oggi a mio parere ha perso identità , troppi miscugli , troppi compromessi, troppi inciuci. Per fare politica non bisogna soltanto metterci la faccia,   ma anche il cuore e la mente.


Quale è la vostra posizione sul prossimo referendum?
Per il referendum siamo  schierati nettamente dalla parte del NO. riteniamo che questa riforma sia ingannevole sotto molti punti di vista e non produce assolutamente gli effetti benefici che Renzi dice, una riforma che toglie sovranità al popolo  e poi  i più grandi esperti  costituzionalisti  si sono schierati dalla parte del No, certamente non per capriccio.

mercoledì 28 settembre 2016

Gianni Spina intervista Lali Panchulidze.


Lali Panchulidze
 
Intervistiamo la professoressa Lali Panchulidze , 31 anni, di antica e benestante famiglia georgiana, laureata in letteratura, parla bene l’italiano, ma anche il russo e l’inglese, è venuta in Europa, prima in Grecia, poi in Italia, Francia e Svizzera, per turismo, appassionata di arte, oltre che di poesia e musica classica, ha subito fatto ottime PR ed oggi, insieme ad alcuni suoi connazionali residenti in Lombardia e a un gruppo di amici imprenditori e professionisti italiani, ha appena fondato l'associazione culturale Italia-Georgia. L'affascinante nobildonna caucasica, oramai conosciuta come la “Dama Bianca” è stata notata ai principali eventi della settimana milanese della moda, oltre che a diverse inaugurazioni di mostre di pittura e fotografia. Da tempo, si è bene inserita in due prestigiose associazioni come Aristocrazia Europea ed Assocastelli, ambienti culturalmente elevati, storicamente internazionali ed ecumenici, e molto vicini al mondo cristiano ortodosso ed orientale, del quale la Georgia è certamente uno strategico caposaldo geopolitico, ai confini con il sempre più inquieto mondo islamico. Non a caso, Papa Francesco, proprio in questi giorni, è in visita dal Catholicos Elia II, Patriarca della antichissima chiesa cristiana ortodossa georgiana.
DOMANDA:  Cosa le piace tanto della nostra Milano, dell’Italia e degli italiani?
 
RISPOSTA: Milano è una città dai mille volti, iperattiva e cosmopolita, come nessun'altro luogo in Italia... Una città difficile da inquadrare, tiene insieme il glamour della moda ad una fitta rete di associazioni di volontariato che si occupano di sociale. Capitale della moda e del design, della editoria e della pubblicità, del campionato di calcio. Milano è come un rubrica televisiva, raccontata con gli occhi del mondo della cultura e dello spettacolo e della impresa. Dell'Italia mi piaciono i capolavori della classicità romana e del rinascimento, l'arte e l'architettura, i castelli e le chiese, la straordinaria varietà e bellezza dei paesaggi e delle tradizioni locali. Poi il cibo sano, fresco, ricco, gustoso... E gli italiani sono calorosi, amichevoli, gentili, ospitali, generosi...
D: Quali fenomeni culturali e artisti le interessano di più?
 
R: Amo molto la classicità geco romana, le cui tracce sono peraltro presenti anche in Georgia, i movimenti specificamente italiani come il Rinascimento ed il Futurismo, ma anche gli artisti d'avanguardia, e la Pop Art di Andy Warhol, uno dei miei artisti preferiti, che è stato pittore, scultore, regista, produttore cinematografico. attore... Altro artista che mi piace molto è il contemporaneo Mark Rothkp, autore di Orange, Red, Yellow. Mi piace la tradizione, dai balli folk al tango, alla musica classica, ma anche le nuove tendenze e la tecnologia, le rivoluzionarie potenzialità conoscitive, comunicative, espressive e formative della rete web.
D: A chi si vuole approcciare alla identità georgiana, cosa consiglia?
 
R: La leggenda narra che mentre Dio stava distribuendo le terre a tutti i popoli del mondo, i georgiani arrivarono in ritardo. Quando venne chiesto loro come mai, essi risposero che si erano fermati a bere del buon vino ed a brindare alla salute dell'onnipotente. Dio rimase così soddisfatto della loro risposta che concesse loro quelle parte di terra meravigliosa che aveva serbato per se. La Georgia è di una bellezza misteriosa, quella del Caucaso, il confine naturale tra Asia ed Europa, che trova nella Georgia uno dei luoghi più suggestivi, dove le tradizioni dell'oriente si incrociano e fondono con quelle occidentali, formando una cultura ed una assolutamente unica, Non tutti sanno che la Georgia, terra dai tremila anni di storia e civiltà, è anche la patria del primo uomo bianco europeo, oltre che del vino. A Dmanini, nella regione Kvemo Kartli sono stati ritrovati i resti di uomini vissuti 1,7 milioni di anni fa. La Georgia è storia e religione, arte e cultura, castelli e monasteri, tradizioni folkloristiche ed enogastronomiche.
La Dama Bianca e lo stemma della famiglia Panchulidze


D: Quali sono invece le possibilità di investimento e di impresa in Georgia?

R: La Georgia è una nazione caucasica, posizionata fra Armenia e Azerbaijan, da sempre in una posizione strategica per gli scambi commericiali fra occidente e oriente, fin dai tempi di Alessandro Magno e poi di Marco Polo. Dal 2010 abbiamo un forte crescita economica, pari al 7% del PIL, soprattutto nei settori della edilizia, delle infrastrutture, delle grandi opere, di conseguenza, anche del terziario e del turismo. Esistono interessanti opportunità per i beni di comsumo, per il mitico made in Italy, molto conosciuto ed apprezzato dalla nostra borghesia e dai nostri giovani. La nostra capitale, Tiblisi, è una città moderna ed accogliente. L'export italiano è, infatti, in costante aumento, soprattutto l'abbigliamento. Il nostro governo aiuta ed agevola gli investitori ed imprenditori stranieri, sia da un punto di vista fiscale che logistico. La nostra associzione, non si occuperà solo di cultura ma anche di interscambio commerciale.
 
La Famiglia Reale con il Patriarca di Gerusalemme
 
D: In Georgia si è tanto parlato di una restaurazione della monarchia…
 
R: Noi siamo un fiero ed antico popolo guerriero, di cavalieri cristiani, come i nostri vicini Armeni. La cristianità ha perso Gerusalemme e Costantinopoli ma noi abbiamo lottato e resistito, e siamo sempre pronti a difenderci. La monarchia, le storiche famiglie nobili della nostra patria, in particolare quella reale dei Bagrationi, sono simbolo di unità e identità nazionale e godono del rispetto delle istituzioni e del sostegno della grande maggioranza del popolo georgiano. Il ripristino della monarchia è auspicato soprattutto dalla nostra chiesa nazionale, oltre che dai movimenti monarchici e nazionalisti. Vedremo, ma sarà il popolo georgiano a scegliere liberamente il proprio futuro, siamo orgogliosi della nostra identità e gelosi della nostra sovranità nazionale.
 
Assocastelli e Aristocrazia Europea

 
D: E della politica italiana cosa ha capito e cosa ne pensa?
 
R: La seguo poco e la capisco ancora meno, ma sento che gli Italiani non sono soddisfatti di chi li governa, soprattutto, si lamentano delle troppe tasse, della burocrazia, della immigrazione incontrollata e della illegalità diffusa. Non mi permetto di intromettermi nelle vicende altrui, anche se ho diversi amici italiani che si occupano attivamente di politica, anche nelle istituzioni locali. Posso solo dire che in Georgia la polizia è molto amata ed ha un ruolo importante e riconosciuto, e fa rispettare la legge, salvaguardando la libertà e la sicurezza dei cittadini. Per avere città pulite e sicure servono forza dissuasiva, regole certe e pene severe: chi sbaglia deve pagare.
http://italia-informa.blogspot.it/
 

mercoledì 27 aprile 2016

Intervista a Roberto Sforni (Destra per Milano)

Milano, 27 aprile 2016

Intervistiamo il nuovo presidente del movimento Destra per Milano, Roberto Sforni, 47 anni, laurea in legge, funzionario pubblico di grande esperienza, padre di famiglia, appassionato di filosofia, arte e musica classica, impegnato in politica dal 1995, quando si iscrisse ad Alleanza Nazionale. Trovo il rappresentante della destra “dura e pura” estremamente affabile e cortese, ragionevole, direi persino moderato, certo il paragone è con il suo predecessore, tutto è relativo… Ora dovrà gestire un gruppo politico locale, oramai storico, fondato nel 2000, con oltre duecento aderenti a Milano, fra città e provincia, che ha deciso di confluire, armi e bagagli, nel progetto costituente di Giorgia Meloni. Loro si autodefiniscono radicali, identitari, nazionalpopolari: sono l’ala destra di Fratelli d’Italia, gli estremisti, populisti e xenofobi, del traballante centrodestra italico, che guardano al modello politico ungherese di Orban, festeggiano la vittoria elettorale della FPOE di Strache in Austria, e sperano in una nuova Lega (fronte) Nazionale con Salvini.
 

Avvocato, si presenti, ci parli un po' di lei, ad esempio: quali sono i suoi personaggi storici, filosofi e intellettuali di riferimento? Quali invece i suoi libri, canzoni e film preferiti? I suoi interessi e le sue passioni?

Guardi professionalmente credo di aver visto quasi tutto (sorride): ho iniziato come penalista per poi passare alla polizia locale (volevo provare come si sta dall’altra parte), esperto di diritto e procedura penale, funzionario responsabile al comune di Milano dapprima ai servizi sociali, all’urbanistica, ora alle case popolari ma, confesso che gli anni più belli li ho trascorsi nel mondo dell’arte, a Palazzo Reale, dal 2007 al 2010 come capo dell’amministrazione di quel luogo dalla beltà senza tempo. Impagabile l’esperienza a fianco di quel geniaccio del mio amico Vittorio Sgarbi. Spero proprio che dopo la vittoria di Parisi torni a fare l’Assessore alla Cultura, Milano è una città che merita il meglio. Come studioso di storia contemporanea, ho concentrato i miei studi sul periodo della seconda guerra mondiale, così ricco di avvenimenti che hanno segnato i secoli a venire, vero spartiacque della storia della umanità:  in particolare il fascismo europeo, con le sue  mille sfaccettature, sinfonia dirompente e tragica nel contempo. Concentrandoci invece sulla storia italiana, da appassionato di politica, ho approfondito la storia della destra, dal dopoguerra ai giorni nostri, con particolare attenzione agli Anni di Piombo. Nel libro “Freda. Il filosofo della disintegrazione” mi sono immerso nel pensiero di chi con le sue idee, ha segnato un’epoca. Freda e gli opposti estremismi ed Hegel a fare da supremo burattinaio dell’Idea. Sono un appassionato di musica lirica da quando avevo 14 anni, alcuni tra i più significativi momenti della mia vita li ho trascorsi al loggione della Scala, indimenticabile l’incontro con Luciano Pavarotti dopo un trionfale “Ballo in maschera” nel lontano 1987. Il genio di Puccini, Verdi, Wagner lascia su di te emozioni rare, ascoltare il finale del secondo atto del Rigoletto “Sì vendetta tremenda vendetta” è paragonabile alla visione di un gioiello balistico di maradoniana memoria (ride). Film preferiti, non ho dubbi, due su tutti, Gli Intoccabili e Il silenzio degli innocenti, con le sue atmosfere gotiche e lo sguardo di Hannibal Lecter.

Lei è il nuovo presidente di Destra per Milano, un piccolo quanto storico e conosciuto movimento politico locale, fondato nell'oramai lontano anno 2000: ci presenti il suo programma di "rinnovamento nella tradizione"...

Guardi meglio del “barone nero” (Roberto Jonghi Lavarini) non si può fare! (ride). Lui E’ la destra a Milano. Quando mi ha chiesto di proseguire sul sentiero da lui tracciato, non ho potuto rifiutare, d’altronde lo conosco e stimo da più di vent’anni, quando era già un affermato dirigente di partito. Però ho voluto fin da subito essere chiaro con lui, guardare al futuro, sempre e comunque. Anzi, credo che mi abbia scelto proprio per questo, per andare avanti, per andare oltre. Mi spiego meglio, la storia della destra italiana, come poc’anzi accennavo e di cui mi onoro di far parte, ha vissuto soprattutto negli ultimi vent’anni momenti a dir poco travagliati. Prima la svolta di Fiuggi con la fuoriuscita di significative correnti, tra cui quella rautiana e la successiva formazione di nuovi partiti, poi la fine di AN, altrettanto epocale e gravida di conseguenze sul panorama politico nazionale. Un mondo che pareva perduto. Un mondo fatto di militanti (l’aspetto più sano della politica sono loro) senza più punti di riferimento. A noi spetta raccogliere i cocci di questa esperienza e continuare, per costruire con senso di responsabilità . Creare, con le giuste ed indispensabili sinergie, una Destra (la maiuscola non è casuale), ferma sulle direttive che da sempre ne contraddistinguono l’operato (la sicurezza in primis e la difesa dei valori fondanti della nostra civiltà, come la famiglia), concentrata su tematiche sociali oggi più che mai attuali e scevra da condizionamenti di sorta. Massima apertura e dialogo con tutti coloro i quali puntano a creare un Italia diversa da quella di oggi in cui, molti di noi, io per primo, non ci riconosciamo più.  La Destra che vorrei, nel mio piccolo contribuire a costruire, è questa.

 
Avete scelto, di fatto, di confluire in Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale di Giorgia Meloni, quali sono le motivazioni della vostra decisione e quali le prospettive politiche future della destra sociale italiana?

La logica conseguenza di quanto ho finora affermato non può che essere rappresentata dall’adesione fisica e spirituale ad un partito che (con le dovute differenze, sotto l’aspetto socio-politico, rispetto al passato), rappresenti i principali valori della destra italiana. Giorgia Meloni ha, in special modo nell’ultimo anno assunto posizioni fortemente identitarie e difensive della sovranità nazionale. E’ una leader moderna e carismatica, equilibrata nel giusto senso, ossia capace di dialogare a tutti i livelli, condizione indispensabile per fare politica volta all’ottenimento di risultati. Un politico che si rispetti ritengo debba saper stare sul territorio (alla De Corato per intenderci), in mezzo alla gente ma, al momento opportuno saper sferrare al nemico la zampata mortale. Per non sembrare troppo truce (sorride), mi spiego, devi avere intelligenza politica, non per “comandare” bensì per “governare”, per citare le parole di Francesco Storace che, di recente in un libro, ha espresso un’analisi puntuale e finissima sulla situazione della destra di un recente passato. Il futuro della destra sociale italiana? L’entrata della Destra Sociale di Luca Romagnoli in Fdi è proprio volta a questo, l’obiettivo è quello di far sì che le tematiche sociali nella destra del futuro non vengano mai meno, anzi ne costituiscano il tessuto primario. Tematiche che, come accennavo prima, sono di recente state riaffermate sia dalla Meloni che da Matteo Salvini, suo compagno di viaggio allo stato attuale. Chi vivrà, vedrà (sospira).

La destra sta crescendo in tutta Europa, soprattutto in risposta alla crisi economica e sociale, e per paura della immigrazione di immigrati extracomunitari, soprattutto islamici. Lei cosa ne pensa?

Guardi io sono un anti europeista convinto. Quindi tutto ciò che possa portare un giorno al disarcionamento della UE mi trova fermo sostenitore. La sciagurata politica europea attuale, tanto dolosamente perseguita dalla UE e dai tentacolari poteri finanziari che la sostengono, rappresenta il punto più tragico della recente storia europea. La sovranità delle nazioni, intesa come monopolio nell’esercizio del potere che si esercitava su un territorio unito da un’unica cultura sta via via scomparendo. Da anni questa politica sta rinnegando il diritto inalienabile dei popoli di poter decidere per sé stessi. Tutto ciò a spese della sicurezza dei cittadini. Abbiamo dei figli a cui non possiamo lasciare in eredità una simile condizione di precarietà esistenziale. Ieri un quotidiano riportava un’intervista a Marine Le Pen, ebbene la leader del Front National, donna mentalmente libera da condizionamenti di natura razzista o eversiva, ha espresso un pensiero assolutamente logico.  Arrivare, attraverso la forza pacifica delle urne (così lontane dalla nostra memoria ormai, visto il susseguirsi di governi non eletti) a manifestare sempre più forte il rifiuto di questo sistema. Il problema non va valutato in termini di religione, anche se personalmente, sono contrario alla creazione di nuove moschee. E se populista significa contestare le scelte allineate di una casta che sta portando alla rovina, nel nostro paese, migliaia di famiglie, allora che populismo sia. Di recente un famoso giornalista ha affermato che portare al suicidio i propri connazionali è un atto criminale che non dovrà restare impunito.
 

A giugno si vota per il comune di Milano, perché gli elettori dovrebbero votare per Stefano Parisi e, specificatamente, per la lista ed i candidati di Fratelli d'Italia capeggiata dal veterano Ricardo De Corato?

Devo essere sincero, al momento la scelta di Parisi non mi aveva entusiasmato, mi sembra un candidato debole, al cospetto di un candidato come Sala, super sponsorizzato dal capo del governo. Poi in questi mesi mi sono ricreduto, soprattutto dopo averlo ascoltato al Teatro Dal Verme. Ironico, intelligente, preparato. Ha esperienza della cosa pubblica, avendo ricoperto la carica di Direttore Generale del Comune di Milano, per tre anni sotto Albertini. Tre anni di impegni mantenuti con i dipendenti e con la cittadinanza, fermo nei principi ma duttile al momento di decidere. Ottime qualità, ritengo che sarebbe un’occasione perduta non averlo alla guida della città. Milano ha bisogno di voltare pagina. Riguardo agli altri candidati, alcuni sono giovani in gamba e volonterosi, altri più anziani e con esperienze professionali significative. Cosa vogliamo di più? De Corato? Guardi è come il vino pregiato, migliora di anno in anno, glielo dico io che lo seguo fianco a fianco da tempo, ammirandone l’abnegazione e la serietà. 
 
(Intervista a cura di Gianni Spina, Agenzia Stampa ItaliaInForma)
 
 

 

venerdì 22 aprile 2016

Intervista a Roberto Jonghi Lavarini - 21 aprile 2016


E’ da qualche giorno che cerco Roberto Jonghi Lavarini al telefono e che non mi risponde, fino a quando, una settimana dopo avere ricevuto un suo sms sibillino (“Impegnato per lavoro, vi ricontatterò quanto prima”), arriva, in serata, la sua chiamata…
Roberto Jonghi Lavarini al lavoro...
Allora: il Barone Nero ha veramente lasciato la politica? Ma, diciamo che, in questo momento sono impegnatissimo con il mio nuovo lavoro, e non ho tempo per una militanza attiva… Ma non mollo affatto, tantomeno cambio idea… Non sono candidato ma il nostro movimento Destra per Milano, ora guidato dall’amico avvocato Roberto Sforni, è molto impegnato nel sostegno al candidato sindaco Stefano Parisi ed alla lista di Fratelli d’Italia - Alleanza Nazionale. E dopo le elezioni ci sarà la fase ricostituente della destra italiana, con il congresso aperto lanciato da Giorgia Meloni, ed un rafforzamento dell’asse politico, identitario e sovranista, con la Lega di Matteo Salvini.
 
Roberto Jonghi Lavarini con Giorgia Meloni
Peccato, in tanti speravano di vederti in consiglio comunale… Grazie, magari mi vedranno, fra due anni, in consiglio regionale… E cosa ne pensi della nuova coppia politica Nicolò Mardegan - Roberta Capotosti? Per loro due ho stima ed affetto ma la loro listarella, fuori dalla coalizione, rischia di far vincere la sinistra di Sala. Ma la colpa principale non è loro ma dei veti del centrodestra. Sarebbe un suicidio politico, come la storiella del marito cornuto che si taglia gli attributi per punire la moglie infedele. Parisi deve allargare la coalizione, e non farsi coinvolgere in personalismi e vecchi schemi ideologici. Anzi, dirò di più. Nel suo complesso, a Milano, l’elettorato di destra è circa del 15%, quindi, il prossimo 25 aprile e 29 (anniversario di Sergio Ramelli), Parisi dovrà essere molto cauto nelle sue affermazioni, perché si gioca l'elezione…
Roberto Jonghi Lavarini con Stefano Parisi ed
il presidente di Assocastelli, Ivan Drogo Inglese.

In questi ultimi mesi però ti abbiamo visto molto attivo su altri fronti: fra zar, aristocrazia e castelli… Il giovane Zarevich George Romanoff è un punto di riferimento per tutti gli italiani che, per motivi geopolitici ed imprenditoriali, guardano con simpatia alla nuova Russia di Putin. Ed io collaboro con la Fondazione Imperiale, rappresentata, in Italia, dall'amico Mariofilippo Brambilla di Carpiano. Aristocrazia Europea è una iniziativa prettamente culturale a sostegno dei valori tradizionali e autentici di nobiltà e cavalleria cristiana, come la difesa della comunità e del territorio di appartenenza.  Mentre Assocastelli nasce dalla geniale intuizione di Ivan Drogo Inglese, per valorizzare il ricchissimo patrimonio immobiliare, artistico ed economico  delle residenze storiche italiane, attraverso una piattaforma web che creerà un percorso turistico ed una vendita online di prodotti d’eccellenza del nostro “Made in Italy”, apprezzato in tutto il mondo.
Insomma, sempre più barone e sempre meno nero… In questo periodo sono semplice operaio di cantiere, studiando i prodotti e le lavorazioni usate dalla ditta per la quale lavoro, una storica impresa di impermeabilizzazioni edili che opera nel cuore, ferito ma ancora pulsante, del nord produttivo. Sto conoscendo ed apprezzando tante maestranze, professionisti ed imprese che fanno benissimo il proprio lavoro, con dedizione e passione, ma che trovano enormi difficoltà ed ostacoli in questo sistema pubblico che soffoca la sana economia reale di tasse e burocrazia, facendo perdere inutilmente energie, tempo e danaro. Emerge sempre la necessità di una buona politica che faccia veramente gli interessi del nostro popolo e della nostra nazione.
Intervista a cura di Gianni Spina - Agenzia Stampa ItaliaInForma - Milano

martedì 22 marzo 2016

Intervista a Federico Sagramoso (Fratelli d'Italia).


 
"Ciascuno deve fare la propria parte, io sono pronto a farlo, e mai tradirò il mandato dei miei elettori" (Federico Sagramoso)
 
 
 
Milano, martedì 22 marzo 2016
 
Intervistiamo il giovane conte Federico Sagramoso, classe 1992, laureando in giurisprudenza alla Università Cattolica di Milano, rampollo di una antichissima famiglia nobile carolingia, socialmente e culturalmente molto impegnato sia come volontario dell’Ordine di Malta, che come dirigente giovanile del Rotary Club. Un giovane elegante e sobrio che, invece di fare il “giovin signore”, ha deciso, con cavalleresco e patriottico senso del dovere, di dedicare parte del suo tempo al “bene comune”, alla sua amata città, candidandosi al Consiglio di Zona 1 (Centro Storico di Milano).
Con quale spirito un giovane rappresentante di una famiglia storica, ha deciso di scendere in campo a queste elezioni?
Mi sono avvicinato alla politica dopo anni di attività nel mondo del volontariato milanese. Ho scelto di impegnarmi direttamente perché in questi ultimi anni, col centrosinistra al governo della città, ho visto il totale disastro dell’amministrazione che non ha saputo mai garantire il decoro e la sicurezza urbana, un amministrazione che non ha mai veramente amministrato limitandosi a subire passivamente ogni avvenimento rilevante negli ultimi 5 anni.
Perché ha scelto la nuova destra di Giorgia Meloni e non altri partiti o liste civiche?
Sostengo Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale dal 2013 e sono iscritto al partito dal 2014, ho scelto FdI-AN già alle politiche del 2013 in quanto ho visto, in questa stupenda realtà di cui mi onoro di far parte, moltissime persone innamorate del nostro Paese, volenterose e pronte a mettersi in gioco per fare ciascuno la sua parte. Dopo anni di volontariato attivo non potevo certo accettare una realtà senza militanti pronti a “sporcarsi le mani”
Esprima  la sua opinione sull’Area C ed il suo giudizio sulla Giunta Pisapia?
Assolutamente negativa, per quanto non sia il peggiore atto della Giunta Pisapia. Area C va abolita in toto se ci saranno le risorse economiche per farlo, altrimenti rimane fondamentale l’esenzione totale per i residenti di Zona 1, oggi costretti a pagare per tornare a casa dalle loro famiglie. In senso più ampio ritengo che ben poco sia stato fatto dalla Giunta Pisapia in positivo ed è sempre mancata la capacità di governare realmente il territorio: non basta tappare qualche buca qua e la se poi non si garantisce la sicurezza nelle strade.
 
Quali solo le sue idee e proposte per la futura amministrazione del centro storico?
La Zona 1 deve tornare ad essere protagonista, è l’unica zona a confinare con tutte le altre ed ogni giorno vi entrano centinaia di migliaia di persone per i motivi più disparati, dal lavoro allo shopping. In concreto è necessaria una maggiore attenzione alla sicurezza, soprattutto nelle zone della movida, installando nuove telecamere a circuito chiuso. Sempre riguardo la movida ritengo sia giusto sanzionare i comportamenti incivili ma questo non basta: una volta fatta la multa il rifiuto gettato in strada rimane li, servono più cestini e anche dei bagni pubblici tenuti in buone condizioni.
Faccia il suo appello agli elettori, perché i milanesi dovrebbero votarla?
Chi vorrà sostenermi lo farà con la sicurezza che tutte le mie proposte sono chiare ed assolutamente realizzabili con i bilanci e le competenze delle nascenti Municipalità. Saprà anche che anni di attivismo nel mondo del volontariato hanno fatto di me una persona concreta e determinata. Infine chi vorrà sostenermi lo farà con la sicurezza che mai tradirò il mi mandato ed il mio rapporto con gli elettori piegandomi a convenienze politiche.
(Intervista a cura di Gianni Spina - Agenzia Stampa ItaliaInForma)

venerdì 18 marzo 2016

Intervista a Caterina Anselmi (Fratelli d'Italia).

 
"Amo il mio paese e per questo mi impegno. Tutti dovrebbero dare il proprio contributo alla cosa pubblica." (Caterina Anselmi)

 
Milano, venerdì 18 marzo 2016

In vista delle prossime importanti elezioni comunali milanesi, intervistiamo una delle più giovani candidate al Consiglio Comunale: la ventenne Caterina Anselmi, studentessa universitaria di giurisprudenza, emergente dirigente giovanile di Fratelli d'Italia. Sotto la chioma bionda, il viso pulito ed il bel sorriso, si cela una donna assolutamente preparata  e risoluta , rappresentante di quella nuova generazione di patrioti che sta rinascendo in tutta Europa, e della quale la francese Marion Le Pen, nipote di Marine, è solo la capofila.
 
Perché una giovane ragazza ha deciso di impegnarsi in politica, a destra, e persino di candidarsi? Sono cresciuta in una famiglia, con mio papà colonnello dell’Aeronautica Militare, che mi ha sempre insegnato cosa voglia dire amare il proprio Paese e impegnarsi per questo. Così, a 15 anni, ho cominciato la mia esperienza di militanza. Se vedo che c’è un problema, non mi rassegno, non mi limito a lamentarmi: mi piace impegnarmi in prima persona per poterlo risolvere. Fare politica e, più nello specifico, candidarmi, mi da questa possibilità.
 
Mi elenchi: cantante e attore preferiti, un bel film visto al cinema e l'ultimo libro che ha letto...  Max Pezzali, Carlo Verdone, L’amore bugiardo (sono una grande fan dei thriller) e “L’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer (un must per una ragazza come me che vuole diventare avvocato).
 

Caterina Anselmi con i giovani militanti di Fratelli d'Italia
 
Quali sono le sue idee e proposte per il futuro buon governo della città di Milano? Voglio prima di tutto restituire a Milano la sua identità e la sua tradizione, che troppo spesso rischia di essere occultata dal multiculturalismo. Inoltre, in quanto candidata di Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia-AN, i 3 macroargomenti di cui mi occuperò sono i seguenti: giovani e lavoro/studio, giovani e tempo libero, giovani e famiglia. Parlerò, per esempio, della possibilità di destinare stabili abbandonati da anni a spazi dove i giovani disoccupati possano avviare la loro startup, decentralizzazione di eventi culturali nelle zone più periferiche della città, per rivalorizzarle, prolungare l’orario di apertura della metropolitana nelle sere di venerdì e sabato.
 
Secondo tutti i dati sociologici, la maggioranza dei suoi coetanei non si occupa di politica, cosa direbbe loro? Gli direi che stanno commettendo un grosso errore: non si può essere disinteressati a qualcosa che riguarda ciascuno di noi in prima persona, nella vita di tutti i giorni! E poi, m’interrogo sul futuro: se i giovani sono sempre più disinteressati alla politica, chi si occuperà della res publica quando i giovani di oggi saranno la classe dirigente del domani? Perché la società stia in piedi, è necessario che tutti siano consapevoli di farne parte e quindi che tutti diano il proprio contributo.
 

Caterina Anselmi con il candidato sindaco Stefano Parisi.
 
Faccia il suo appello elettorale: perché i milanesi dovrebbero votarla in consiglio comunale? Sono una ragazza giovane e pulita. La mia passione e il mio impegno in politica sono puri, privi di qualsiasi secondo fine o tornaconto. Milano è una città con molte realtà diverse tra loro che io ho imparato a conoscere e per le quali ho molte proposte. Sono una ragazza determinata, ambiziosa e con tanta voglia di imparare. Anche se sono giovane, non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno!
 
(Intervista a cura di Gianni Spina - Agenzia Stampa ItaliaInForma)

 


lunedì 22 febbraio 2016

ASSOCASTELLI 2016



I nobili si alleano per vincere la crisi

Mantenere le dimore storiche costa troppo: marchesi e baroni uniti per resistere. E rilanciare il turismo

IL GIORNALE - Articolo di Michelangelo Bonessa
 Rassegna Stampa 22 febbraio 2016

 
Le nuove leve dell'aristocrazia terriera partono lancia in resta. Un centinaio di nobili e ricchi borghesi si è unito in un'associazione per rilanciare economicamente le rispettive proprietà immobiliari: i tempi sono duri per tutti e non si possono manutenere facilmente castelli e edifici storici.
 
Per questo è nata a Milano Assocastelli dall'iniziativa delle nuove generazioni del bel mondo: l'età media degli aderenti, che possono contare su testimonial europei d'eccezione come l'Arciduca d'Austria Carlo d'Asburgo e il Granduca di Russia George Romanof, è di 45 anni. E in gran parte provengono dal Nord Ovest italiano, Piemonte e Lombardia in testa, proprio le stesse zone dove il Conte di Cavour e l'aristocrazia illuminata ottocentesca importarono dall'Inghilterra il modello del proprietario terriero imprenditore. Una figura opposta per valori a quella del nobile nella concezione spagnola, dove l'ideale era una persona il più distaccata possibile dalle cose materiali come la gestione dei propri fondi. E sull'esempio dell'artefice dell'Unità italiana anche i cento di Assocastelli, che ha tra i suoi fondatori i baroni Ivan Drogo Inglese e Roberto Jonghi Lavarini e l'avvocato Federico Filippo Oriana, vogliono «creare un sistema virtuoso e sinergico di accoglienza turistica, organizzazione di eventi pubblici e privati, e valorizzazione de territorio, della enogastronomia e dell'artigianato locale, attraverso una serie di iniziative sociali ed il lancio di una nuova piattaforma internet, con particolare attenzione alla possibile clientela americana, russa e cinese». Diventare cioè il motore economico per molte comunità. In alcuni casi si tratterà di potenziare quanto già iniziato: il Marchese Giacomo Cattaneo Adorno Giustiniani di Gabiano è proprietario dell'omonimo castello e produce vino, così come per il castello di Piovera del Conte Alessandro Calvi di Bergolo e Rocca Saporiti. O come per il barone Giulio Cesare Ferrari Ardicini, la cui famiglia è proprietaria di storici palazzi in Lombardia e Piemonte oltre che della tenuta agricola Colle Alberti nel Chianti. La nuova unione è nata tra gli aderenti dell'Associazione Nazionale tra le Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare (Aspesi) e circa il 70% dei soci appartiene a famiglie della aristocrazia storica, anche se vista l'età media parliamo delle nuove generazioni. Un gruppo che non ha finalità politiche, ma imprenditoriali e che punterà su alcuni mantra di oggi come la qualità del made in Italy. E che potrebbe rappresentare una leva economica per molte zone depresse della penisola visto che i timidi segnali di ripresa si avvertono soprattutto nelle grandi città e nei pochi centri industriali rimasti. Dallo stesso clima innescato dall'aristocrazia imprenditoriale ottocentesca scaturirono le energie per grandi opere come il canale Cavour: con i suoi 83 chilometri è una delle più vaste opere di ingegneria idraulica in Italia e ha permesso lo sviluppo delle zone agricole di Vercelli e Novara. E, oltre che essere fondamentale tutt'oggi per l'economia del territorio, all'epoca fu costruito in tempi record: approvato dal Parlamento nel 1862, fu completato del 1866. Tre anni per un'opera di quasi cento chilometri e che attraversava diverse Amministrazioni e strade. Confrontarlo con qualsiasi cantiere statale odierno sarebbe impietoso. E comunque questi cento aderenti sono solo l'inizio: i fondatori non vogliono fermarsi qui, ma ampliare gradualmente i soci anche oltre i confini nazionali. Per questo i testimonial come Carlo d'Asburgo e George Romanoff sono più che un semplice volto. E sembra che saranno coinvolti anche i principi italiani Emanuele Filiberto di Savoia e Carlo di Borbone delle Due Sicilie. L'obiettivo finale è un network internazionale di attività in tutto il continente: «Si tratta di riprendere alcune buone tradizioni del feudalesimo - spiega il barone Jonghi Lavarini - come il contatto con il territorio». Si torna indietro, per andare avanti.